La Magistratura di Sorveglianza

In capo alla Magistratura di Sorveglianza si concentrano funzioni eterogenee, dalla tutela dei diritti dei detenuti alla concessione delle misure alternative, intese a realizzare un non facile equilibrio tra le esigenze di tutela della collettività e l'istanza costituzionale espressa dal c.d. finalismo rieducativo; non ultimo è il controllo di legalità sull'azione dell'amministrazione penitenziaria. La progressiva dilatazione delle materie devolute alla cognizione della Magistratura di Sorveglianza, ha determinato un suo progressivo allontanamento dal carcere con conseguente perdita di quel carattere di "giurisdizione di prossimità" che le era proprio.

Appare dunque quanto mai necessario valorizzare la funzione del Magistrato di Sorveglianza; invero, una buona organizzazione degli Uffici e dei processi lavorativi mira non solo a produrre la risposta giudiziaria in termini di efficacia ed efficienza ma, anche a recuperare al Magistrato di Sorveglianza tempi ed energie da dedicare al suo primigenio compito di garante dei diritti dei detenuti e della corretta applicazione della legge penitenziaria allorquando, per legge, è chiamato a vigilare sugli Istituti di pena e sull'attuazione del trattamento rieducativo del condannato.

La Magistratura di sorveglianza è un organo giurisdizionale composto da un organo collegiale, il Tribunale di Sorveglianza, e da un organo monocratico, l'Ufficio di Sorveglianza. La giurisdizione delle Magistratura di Sorveglianza è esercitata nei confronti dei condannati definitivi.